Ci scrive Carla: “Impresa Donna? E queste sarebbero le basi per la ripresa economica della Sardegna e dell’Italia?”

Posted on 12 dicembre 2012

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Ricevo sempre più spesso mail di lettori che mi segnalano casi di malaburocrazia. Questa testimonianza dell’amica Carla Paulis mi sembra abbastanza significativa. Una cosa mi pareabbastanza chiara: il problema dell’Italia non è solo genericamente l’inadeguatezza della sua classe politica, ma (più in generale) della sua classe dirigente. 

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Alla fine del 2011 ho partecipato al bando Impresa Donna indetto dalla Regione Sardegna, rivolto a donne che per un motivo o per l’altro non avevano un lavoro degno di questo nome. Senza volerne fare un caso personale, non nascondo l’entusiasmo coniugato ad una sostanziale diffidenza che hanno accompagnato quella che si prospettava come l’ultima possibilità di accedere a finanziamenti europei (a fondo perduto) per lo sviluppo delle aree depresse dell’UE, inserita nel quadro allarmante della disoccupazione odierna e che vede penalizzate soprattutto le donne.

Sì, perché nonostante la scarsa pubblicità iniziale, spostando ed aggiornando i termini del bando, si è cercato di promuoverlo in tutto il territorio regionale. Pertanto, chi ne è venuto a conoscenza, come la sottoscritta, ha pensato: “Bene. Forse l’apparato burocratico isolano e la sua classe politica sta capendo finalmente che deve assolvere in modo adeguato al ruolo ricoperto”.

Quindi, dopo aver partecipato alla riunione informativa presso l’aula consiliare del mio Comune di appartenenza, Sestu, ho voluto approfondire tale opportunità fissando peraltro un appuntamento col consulente addetto.

L’idea, infatti, di sfruttare le mie risorse economiche, frutto del sacrificio dei miei genitori, e di conciliarle con una prossima maternità mi allettava non poco. Ecco dunque messa in campo la mia idea imprenditoriale, certamente innovativa nel suo settore, che mi consentirebbe di esprimermi con grande creatività, nonché di sfruttare la mia preparazione in discipline letterarie ed artistiche.

Dunque, il 17 ottobre 2011 si dà avvio alla spedizione dei plichi, come da regolamento. Già, perché l’ordine cronologico di invio dei documenti risultava fondamentale per non perdere la precedenza. Ma ecco le prime stranezze.

Proprio tale giorno interviene il blackout delle poste a livello nazionale, seguito dall’invito da parte di impiegati di vari uffici a desistere dall’attendere lì inutilmente. Certamente io ed altri non ci siamo scomposti, e siamo rimasti ad aspettare riuscendo a presentare la domanda per primi.

Intanto passa il tempo, e nel mese di giugno 2012 finalmente si conoscono i nomi delle donne ammesse alla fase due, ovvero la valutazione del progetto. Dato l’elevato numero di partecipanti vengono ammesse solo coloro che avevano presentato la domanda all’apertura del bando, alle fatidiche ore 10, per le quali vi poteva essere la copertura finanziaria, come indicato nella relativa determinazione del 21-06-2012.

Tra ricorsi e integrazioni, nonché la consueta lentezza burocratica italiana che fa passare ogni tipo di entusiasmo, si giunge quindi all’8 novembre 2012 data che sancisce la pubblicazione dell’elenco delle candidate ammesse alla fase tre (su cinque), ovvero quella relativa al “supporto tecnico per il perfezionamento dell’idea imprenditoriale, consulenza nella predisposizione di un Piano di Impresa (Business Plan) e definizione di un piano finanziario”.

Ora, personalmente avevo già abbandonato tale opportunità perché il pensiero di dover iniziare ad anticipare risorse in base ai vincoli del bando, aspettando anni prima di ottenere il finanziamento, col ritmo consueto della lumaca fed in Italy, mi hanno indotta a scegliere delle strade alternative. Ciò, tuttavia, non mi ha trattenuta dal rivolgere alcune domande al referente regionale del progetto, da cui sto ancora attendendo risposta, pur potendo accedere agli atti (suppongo). Ovvero:

1 – Non era garantita in qualche modo la copertura finanziaria dei progetti ammessi alla fase due? Se, infatti, il progetto non era del tutto campato per aria, l’esito si profilava pressoché positivo.

2 – Come mai il punteggio è stato mediamente così basso in tutta l’Isola? Su un totale di 100 punti, infatti, il minimo per poter essere ammesse era di 70, e le valutazioni stranamente si sono mantenute tra 75 e 58, con numerosi punteggi paritari fatti anche di mezzi punti (il mio è stato di 66, ma vale anche l’ordine alfabetico per cognome per avere la precedenza, immagino)!

3 – Perché mai sono stati resi disponibili per lo più importi massimi (100 mila euro per le società e 50 mila per i progetti individuali) approvando nello specifico solo 44 progetti per la provincia di Cagliari su 239? Infatti, non sarebbe stato più logico ripartire le risorse in base ai punteggi conseguiti? Senza contare poi le persone ritenute idonee ma al momento non finanziabili…

Ciò detto, in questo caso specifico, per quanto mi riguarda personalmente, non ho alcuna voglia di perdere tempo con le lungaggini burocratiche e giudiziarie italiane, studiate ad arte, ma se questi sono i presupposti con cui si vuole rilanciare l’economia italiana, penso che si stia profilando uno scenario piuttosto grigio.

Se, infatti, non si impronta veramente la macchina burocratico-politica italiana alla trasparenza, all’efficienza, al merito, alla cooperazione solidale non penso ci potrà essere la tanto decantata crescita di cui si continua a parlare invano, più che altro come spot elettorale e per evitare che il malcontento degeneri.

È inutile, infatti, continuare a giustificare la debolezza della classe dirigente e politica italiana trincerandosi dietro il debito pubblico che sta devastando non tanto la classe media e le categorie più svantaggiate, quanto soprattutto le risorse umane più genuine di cui dispone l’Italia per la sua ripresa: il buon senso esigerebbe, infatti, che chi ha prodotto questa situazione, ovvero chi non l’ha saputa gestire, nel nostro Paese come in Europa, non solo paghi in prima persona, ma si dimetta senza vergognose buonuscite.

Carla Paulis

Per dettagli specifici in merito leggi direttamente sul sito della Regione Sardegna:
http://www.regione.sardegna.it/j/v/28?s=1&v=9&c=46&c1=1385&id=26236

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Posted in: Lavoro, Sardegna