Quirra, la Nato pone il segreto e la Regione in un anno non ha fatto un cazzo. Le ultime notizie dal poligono più inquinato del mondo!

Posted on 13 dicembre 2012

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quirra

Ultime notizie da Quirra, ridente poligono della zona sud orientale dell’isola di Sardegna (Italia).

L’assessore regionale alla Sanità Simona De Francisci sta bene. Questo pomeriggio ha perfino visitato l’ospedale Brotzu insieme al presidente della Regione, Ugo Cappellacci. È una splendida notizia, perché ieri l’assessore non stava per niente bene; e infatti, per via di questa sua indisposizione, aveva dovuto far intervenire in teleconferenza due funzionari regionali (il dottor Antonello Antonelli e la dottoressa Federica Loi), che si sono fatti opportunamente massacrare al posto suo dalla Commissione Uranio impoverito del Senato.

Antonelli e Loi hanno fatto una figuraccia in nome per conto della De Francisci. E sapete perché?

Un anno fa (esattamente il 15 dicembre 2011) la Regione Sardegna si era assunta il compito di svolgere una indagine epidemiologica per scoprire in che misura l’attività del poligono di Quirra aveva inciso sulla salute degli abitanti della zona. Una indagine che seguiva quella fatta sugli animali e che aveva messo in evidenza come una percentuale abnorme di pastori della zona si fosse ammalata di cancro.

La Regione aveva fatto il diavolo a quattro per avere la titolarità dell’indagine epidemiologica e alla fine l’aveva perfino spuntata, ottenendo l’incarico insieme all’Istituto Superiore di Sanità.

Roma, 12 dicembre 2012, seduta pomeridiana. I commissari allibiscono davanti alle parole del povero Antonelli e della malcapitata Loi.

Voi leggetevi il resoconto della seduta che io vi faccio il riassunto. Praticamente, si è bloccato quasi tutto per via di questioni di privacy, perché ovviamente l’indagine deve partire dall’analisi delle schede di dismissione ospedaliera e i comitati etici di tutte le Asl sarde non hanno però ancora trovato un accordo su come fornire questi dati “sensibili”… La povera Loi ha perfino ammesso che “i tempi di completamento dello studio non sono preventivabili, poiché l’Assessorato regionale non può prevedere i tempi di risposta dei soggetti interpellati” (cioè le Asl, ndr). La De Francisci ha comunque mandato a dire che “una possibile data di conclusione dei lavori potrebbe essere comunque ipotizzata entro il primo semestre del prossimo anno”. Cioè a babbo morto, a legislatura finita, e buonanotte suonatori.

Poche parole di circostanza. Dopodiche inizia il massacro.

La senatrice Granaiola del Pd, riferendosi alle relazioni della dottoressa Loi e del dottor Antonelli, “afferma di ritenere non giustificabile il fatto che la Regione debba essere condizionata dalla disponibilità delle Asl a fornire i dati necessari allo svolgimento di un’attività istituzionale. Né questo dato può costituire una giustificazione per i ritardi nel completamento dello studio epidemiologico, ritardi a suo parere inaccettabili, in quanto sarebbe stato necessario prevedere e risolvere per tempo i problemi connessi agli adempimenti previsti dalla normativa sulla privacy”.

Non solo: “Rivolgendosi quindi alla dottoressa Musmeci (rappresentante dell’Istituto Superiore di Sanità, ndr), esprime un vivo disappunto per il fatto che alcune parti dello studio risultino ancora da avviare, quando la Commissione attendeva oggi di conoscerne almeno in parte i risultati. Personalmente si dichiara indignata per il fatto che si arrivi al termine della legislatura senza disporre di alcuna conclusione, per le inadempienze della Regione Sardegna e dell’Istituto superiore di sanità”. Olè!

La Musumeci si difende, dice che l’indagine è già iniziata che si sono già dei dati (i quali, ovviamente, smentiscono ogni allarmismo, visto che si registra una “situazione generale di non particolare rischio e solo nell’area esterna al poligono si registravano valori di poco più alti rispetto a quelli medi, con scostamenti non significativi”); i rappresentanti della Regione invece dicono che il prossimo 18 dicembre ci sarà una riunione decisiva con tutti i rappresentanti della Asl… Ma i senatori sono scatenati.

Ferrante del Pd, ricorda che “un anno fa, dopo avere svolto un’opera costante di moral suasion nei confronti dell’amministrazione regionale sull’esigenza di coinvolgere nelle indagini epidemiologiche l’Istituto superiore di sanità, per la sua posizione di terzietà e per le rilevanti competenze professionali ad esso afferenti, la Commissione ritenne di avere dato un contributo importante all’accertamento della verità, attraverso l’impulso che aveva dato alla costituzione di un board scientifico, che, però, ad oggi non ha fornito le risposte attese”.

Risultato: “La Commissione ha titolo per rivolgere ai presenti un monito: poiché se non si riesce a fornire al pubblico dati veritieri su temi che hanno suscitato un grande allarme sociale e che non possono essere schermati con il pretesto dei vincoli posti dalla tutela legislativa dei dati personali, tutte le istituzioni, ivi comprese il Parlamento, perdono la fiducia dei cittadini e la loro credibilità”. Della serie: ci state facendo fare una figura di merda a tutti, e poi che nessuno si lamenti se interviene la magistratura.

La senatrice Fontana (Pd) ricorda come a luglio ci si era impegnati a portare dei dati entro la fine dell’anno, e chiede che nella riunione del 18 vengano diffusi i dati acquisiti.

E il senatore sardo del Pd, Giampiero Scanu? All’inizio gli tocca perfino di dover difendere la De Francisci, poi “come sardo, egli prende atto con rammarico del totale fallimento di ciò che, non senza enfasi, era stato presentato alla popolazione dell’isola come una svolta epocale”. Per Scanu “è ragionevole ritenere che i problemi relativi alla tutela dei dati personali siano sorti in conseguenza di un approccio sostanzialmente inadeguato. Sarebbe però stato più opportuno, nell’odierna discussione, ammettere l’inerzia e impegnarsi a colmare il ritardo accumulato”.

In conclusione, “il senatore Scanu ribadisce il suo imbarazzo come sardo e il suo disagio come parlamentare per aver offerto ai propri concittadini garanzie rivelatesi infondate. Nell’esprimere il dubbio che si possano rispettare i termini indicati dalla dottoressa Musmeci, auspica che, per la materia oggetto della discussione odierna, una eventuale futura Commissione di inchiesta abbia maggior fortuna di quella che sta per concludere la propria attività”.

La dottoressa Loi allora tenta una nuova, ulteriore disperata difesa dell’operato della Regione. Ma a questo punto il senatore Ferrante, a nome della Commissione, si incazza di brutto: “La Commissione non crede che i ricordati adempimenti amministrativi possano essere utilizzati come argomento per giustificare il ritardo di un anno. Occorreva evidentemente interpellare per tempo i soggetti detentori di dati sensibili. Ove comunque sia possibile ottenere dei risultati in tempi ragionevoli, raccomanda che essi vengano comunicati al pubblico con le modalità più idonee ad un’ampia diffusione”.

Al che la Musimeci si offende, ma Ferrante non molla la presa e dice una cosa che voi leggerete e che io interpreto così: “Ci siamo rivolti a voi perché altre istituzioni in questi anni hanno fatto orecchie da mercante e voi vi state comportando allo stesso modo!”.

Infatti, così come da resoconto, il senatore prosegue: “Purtroppo l’intervento dell’Istituto superiore della sanità non si è rilevato sufficiente a sbloccare una situazione che si protraeva immodificata ormai da troppi anni, come era negli auspici della Commissione. Poiché essa si è attenuta alle scadenze indicate dall’Istituto superiore di sanità, a questo punto dei lavori non si può fare altro che sollecitare una conclusione in tempi brevi dell’indagine epidemiologica e la piena pubblicità delle sue conclusioni, poiché in passato altri soggetti, e non certo l’Istituto superiore di sanità, non hanno agito con la dovuta trasparenza”.

Silenzio. Silenzio. Imbarazzo. Silenzio.

Poi il presidente della Commissione, il senatore Costa, non senza aver rimarcato “la franchezza che ha caratterizzato alcuni degli interventi”, chiude i lavori: “E’ legittimo quindi chiedersi se l’impegno profuso dalla Commissione sia stato analogo per intensità e attenzione a quello delle competenti autorità regionali che, a suo avviso, debbono utilizzare al meglio e in tutte le sue implicazioni di competenza e professionalità, la partecipazione dell’Istituto superiore di sanità al board scientifico, partecipazione che fu a suo tempo sollecita dalla Commissione proprio per venire incontro alle esigenze della Regione Sardegna, nonché alla necessità di risolvere un problema che ha dimensioni nazionali, ma che è fortemente sentito dalle popolazioni locali, alle cui apprensioni e ai cui timori occorre fornire tempestivamente risposte certe ed obiettive”. Della serie, è passato un anno e voi (a differenza nostra) non avete fatto un cazzo. Stronzi.

Nella mattina di ieri invece la Commissione aveva ascoltato il ministro Barca (ecco il resoconto), il quale ha detto che per il momento soldi per Quirra non ce ne sono e che bisognerà attingere dai fondi europei 2014-2020 per dare un futuro alla zona. Per Barca bisognerà finire l’anno prossimo la caratterizzazione ambientale e lavorare perché il poligono venga riconvertito a polo aerospaziale, per poi lanciare un bando internazionale di idee. Barca è una persona seria, balle non ne dice.

Infine la Nato. Cosa vi aspettavate, che mandasse al tribunale di Lanusei un foglio excel con tutti i nomi di delle società e degli stati che hanno preso in affitto il poligono testando qualunque cosa in qualunque modo? Infatti, come bene ci spiega La Nuova Sardegna in edicola oggi, in un pezzo dal titolo “Quirra: l’archivio Nato resterà top secret”, da Bruxelles hanno mandato una letterina in cui la Nspa (l’agenzia della Nato) ha comunicato “che non intende rinunciare all’immunità e alle protezioni concesse in virtù del patto atlantico”.

Quirra è un segreto internazionale che non deve essere svelato. Nessuno saprà mai fino in fondo cos’è avvenuto nel poligono. Il processo andrà avanti con i documenti messi assieme dal procuratore Fiordalisi.

 

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