Berlusconi sprofonda e l’Unione Sarda entra in crisi. Zuncheddu arrogante: il centrosinistra resterà ancora in silenzio?

Posted on 16 dicembre 2012

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Unione Sarda

La crisi all’Unione Sarda sta degenerando. Oggi il giornale non è in edicola, ed è il secondo sciopero domenicale in poche settimane. Le cause della vertenza sono semplici: i redattori lamentano la mancata stabilizzazione di cinque precari ampiamente utilizzati in questi anni, nonché il ritorno di quattro colleghi a Videolina, e diversi pensionamenti a cui non hanno fatto seguito nuove assunzioni. Perché l’Unione Sarda, negli ultimi nove anni, ha assunto a tempo indeterminato una sola persona. E con tredici giornalisti in meno la redazione deve comunque produrre lo stesso numero di pagine. Da qui la protesta.

La risposta dell’editore, l’immobiliarista Sergio Zuncheddu, è stata chiara: per quello che vi pago, dovreste lavorare anche per i colleghi che non ci sono più. E poi c’è la crisi, ringraziate che avete un posto di lavoro e smettete di diffamare il giornale con i vostri comunicati sindacali. Nei quali ad esempio, si ricordano gli investimenti immobiliari sballati (sede di Olbia sovradimensionata), le campagne di autopromozione incessanti (pista di pattinaggio sul ghiaccio e simili…), e la gestione insufficiente del sito on line (indubbiamente uno dei più brutti in circolazione).

Ieri i membri del Comitato di redazione (l’organo sindacale interno, dove in questi anni Zuncheddu non è mai riuscito a far nominare un giornalista di sua stretta osservanza, nonostante le incursioni squadristiche di alcune note firme del giornale nella sede dell’Assostampa, colpevole di non aver avallato il diritto di voto anche per i giornalisti precari, così come da normativa nazionale) hanno ricevuto a casa loro una bella letterina da parte dell’avvocato di Zuncheddu, nella quale vengono diffidati dal continuare a “diffamare il giornale”. Se non è intimidazione questa, ditemi come definirla.

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L’Unione Sarda è il primo quotidiano sardo e il suo gruppo editoriale è ricco e potente. Ergo, i problemi dell’Unione Sarda non sono, tout court, i problemi dell’informazione isolana, ma solo una loro (importantissima) parte. Risolvendo i problemi dell’Unione non si risolvono tutti i problemi dell’informazione sarda; ma se la situazione all’Unione degenera, l’effetto domino è assicurato.

Torniamo a monte dunque, e chiediamoci: perché in Sardegna non esiste un vero pluralismo dell’informazione? La mia risposta è semplice: perché la politica sarda non ha mai creduto nel pluralismo dell’informazione. Perché il pluralismo alla politica non conviene. Infatti i margini per intervenire c’erano, eccome se c’erano.

Così come il centrosinistra nazionale, una volta tornato al governo, si guardò bene dal varare una legge sul conflitto di interessi che avrebbe spazzato via la prepotenza mediatica berlusconiana, allo stesso modo il centrosinistra sardo (tornato al potere nel 2004 con il presidente Soru) si è guardato bene dall’intervenire su un settore così fondamentale per la vita democratica. Anzi, a Soru (che pure dall’Unione è stato abbondantemente bastonato) va ascritto tutto il demerito di aver svuotato di senso e di risorse la legge regionale 22 sull’editoria. Che adesso sarà anche obsoleta (come dice qualcuno), ma che otto anni fa era assolutamente all’avanguardia e che fu appunto una delle prime vittime della politica soriana.

(Il motivo è molto semplice e ve lo spiego tra parentesi. La legge 22 finanzia anche l’editoria libraria e la corte degli scrittori che circondava allora il presidente aveva deciso che le case editrici sarde non dovevano più essere sostenute dalla Regione. Detto, fatto. Solo che insieme agli editori ci passarono anche le emittenti radiotelevisive e i piccoli giornali, che grazie a quella parte della legge 22 che non è mai stata applicata avrebbero potuto essere consolidati, in nome appunto del pluralismo dell’informazione. Quelli erano gli anni in cui si sarebbe potuto lo strapotere dei giganti, facendo crescere realtà importanti. Questo non avvenne).

Ora la consigliera regionale del Pd (presto europarlamentare) Francesca Barracciu, ha iniziato una incredibile battaglia di retroguardia, concentrando la sua attenzione sulla pubblicità istituzionale erogata dalla Regione, ignorando che le risorse per questo tipo di comunicazione sono crollate e che l’editoria ha invece bisogno di interventi strutturali. Quelli appunto possibili grazie alla legge 22 smantellata dal centrosinistra e attualmente ignorata dal centrodestra.

In un periodo in cui il mercato pubblicitario è in picchiata e le risorse pubbliche carenti è giusto essere più rigorosi. Ma sulla pubblicità istituzionale utilizzata discrezionalmente dal presidente della Regione Cappellacci, perché non ammettere onestamente che la prassi fu inaugurata dal suo predecessore?

E perché non ricordare che la recente norma proposta dal sardista Maninchedda di porre un tetto alle risorse destinate a vario titolo e natura ai gruppi editoriali è stata affossata dal centrosinistra? E già che ci siamo, perché non ricordare anche la festa nazionale del Pd sponsorizzata appena qualche anno fa proprio dall’Unione Sarda?

Insomma, l’Unione Sarda è solo la punta di un iceberg. Come ha scritto bene il collega Gianni Zanata su facebook

“Unione Sarda, Radio Press, Sardegna 1, Videolina, Sardegna 24, Sardegna Quotidiano, Nova Tv, Cinquestelle: il 2012 ha fatto registrare il collasso del sistema dell’informazione in Sardegna.
Gli editori – o presunti tali – si sono rivelati presuntuosi, arroganti e inadeguati.
La politica? Spenta o non raggiungibile.
E i giornalisti? Ottima domanda, mi vien da dire”.

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In tutto il mondo la crisi sta colpendo duramente l’editoria. Le imprese che non riescono a stare al passo con i tempi, vengono spazzate via. E, come dice Gianni, in Sardegna “gli editori – o presunti tali – si sono rivelati presuntuosi, arroganti e inadeguati”. Zuncheddu di editoria evidentemente ne capisce poco, ed ora che la crisi mette tutti avanti alle proprie capacità questo suo limite è sempre più evidente.

Ma c’è un motivo più profondo che a mio avviso è causa della crisi dell’Unione Sarda, ed è collegato alla crisi del centrodestra e più particolare del berlusconismo.

Zuncheddu entra nel settore editoriale nel 1996 diventando azionista del Foglio, giornale della famiglia Berlusconi. Giornale di qualità, nel quale l’immobiliarista di Burcei è chiamato a dare un contributo da portatore d’acqua, non certo di sensibilità politica o culturale.

Poi nel 1999 Zuncheddu compra l’Unione Sarda, e il giornale (nella sua linea politica) diventa una succursale de Il Giornale e di Libero.

È chiaro che oggi con la caduta del berlsuconismo, anche i giornali militanti vicini al fondatore di Forza Italia vivono una crisi di senso. E l’Unione Sarda ne sta dando puntuale dimostrazione, incapace com’è di tenere una linea politica seria e coerente, di capire la realtà sarda, di interpretarne in maniera sincera le attese e le speranze.

L’Unione Sarda dal ‘94 in poi (ultima fase Grauso, quella coincisa con la sciagurata direzione Liori) è stato un giornale berlusconiano. E Zuncheddu è, editorialmente parlando, una creatura di Berlusconi. Se tramonta Silvio, figuriamoci Sergio: magari si sarà anche pentito di aver comprato il giornale (tranquillo dottore, è quello che pensano tutti gli editori falliti).

Senza il suo protettore politico, Zuncheddu sta entrando in crisi. Perché sta entrando in crisi profonda il suo prodotto, e magari anche il suo sistema di relazioni politiche e bancarie.

Ed ecco perché l’Unione Sarda oggi non è in edicola, e forse non lo sarà ancora anche in futuro. La mossa dell’editore di fare recapitare ai singoli membri del cdr una personale diffida (leggete questo pezzo uscito du Sardinia Post) è uno schiaffo ai diritti dei giornalisti e dei lavoratori in generale. È un atto di arroganza inaccettabile, ma soprattutto un segno di debolezza di Zuncheddu. La sua stagione alla guida dell’Unione Sarda si sta evidentemente concludendo.

Per capire chi si comprerà il giornale bisognerà evidentemente attendere l’esito delle prossime elezioni.

Ai colleghi dell’Unione Sarda minacciati dal loro editore vada tutta la mia solidarietà. Certo, se arrivassero parole chiare anche dagli esponenti del centrosinistra e della sinistra non sarebbe male. Non generici appelli alla tutela dell’informazione, ma accuse chiare ad un editore che si sta mostrando sempre più non all’altezza della situazione.

 

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