“Le azioni Tiscali come quelle Parmalat e Cirio, come i bond argentini!”. E il libro di Alfredo Franchini fa arrabbiare Soru!

Posted on 19 dicembre 2012

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Tiscali Franchini

No, non è piaciuto a Renato Soru “Tiscali, una storia tutta italiana”. Ieri lo ha detto chiaramente ai suoi dipendenti riuniti a Sa Illetta per i tradizionali auguri di Natale. “Sono tutte bugie”, ha affermato grosso modo, “il libro è un attacco personale che arriva per il mio impegno in politica”. Parole pesanti, ma in realtà mi sarei sorpreso del contrario, perché il libro scritto dal giornalista della Nuova Sardegna Alfredo Franchini è in effetti un atto di accusa abbastanza duro nei confronti di Soru e della sua creatura.

Premettiamo intanto una cosa: Alfredo Franchini è uno dei migliori giornalisti che ci sono in Sardegna. Da trent’anni si occupa esclusivamente di economia e politica per il quotidiano sassarese. È un professionista molto preparato ed estremamente corretto. Penso che nessuno abbia mai capito per chi voti, tanto sono equilibrate le sue cronache dal Palazzo. E il suo libro è frutto di anni di lavoro, non è un istant book. Si capisce che dietro le 169 pagine pubblicate in edizione tascabile dalla Fratelli Frilli Editori (nove euro ed è vostro) ci sono competenza e lavoro.

Detto questo, qual è la tesi del libro? Molto semplice. Quella di Tiscali non è stata vera gloria: dopo aver capitalizzato nel 2000 qualcosa come 14 miliardi di euro, la società creata dall’ “Obama di Sanluri” (Statera dixit) non ha mai fatto utili (se non a partire dal primo trimestre del 2012, poca roba) e ha sostanzialmente messo nei guai migliaia di piccoli investitori, che attratti dalle quotazioni stratosferiche del nuovo titolo, dopo pochi anni si sono ritrovati in mano solo azioni che valevano carta straccia. E infatti “Dal parco buoi al paese delle volpi” è il sottotitolo del libro (che io, sia chiaro, ho letto).

Le azioni Tiscali come quelle Parmalat e Cirio dunque, le Tiscali come i bond argentini. E l’ardito paragone lo propone con serena convinzione lo stesso Franchini il quale spiega, dal suo punto di vista, come Tiscali sia stata la protagonista principale di quella stagione di straordinaria follia che nei primi anni 2000 ha visto i titoli della new economy illudere gli italiani. Una bolla speculativa impressionante, che per modalità e dinamiche ha preceduto quella immobiliare in cui tutto il mondo è caduto nel 2008. Amen.

Insomma, affrontata da un altro punto di vista (molto più internazionale) la vicenda di Tiscali è tutto tranne che quella favola isolana che i media nostrani per anni ci hanno raccontato. Anzi, secondo il giornalista della Nuova Sardegna Tiscali oggi per la Sardegna è una sorta di “cattedrale nel deserto”. Così come gli impianti della petrolchimica hanno illuso i sardi, così Tiscali non ha mantenuto le promesse, e dopo essersi espansa a dismisura in tutta Europa (e anche oltre) ha dovuto tornare mestamente sui suoi passi e il suo futuro è sempre incerto.

Non certo solo per responsabilità del management della società sarda sia chiaro, ma anche per colpa di quell’effetto “pentola bucata” (la definizione è dell’economista Paolo Savona), secondo cui la ricchezza dei sardi si disperde in continente e non resta nell’isola perché qui manca un tessuto economico, frutto dell’integrazione fra diversi settori produttivi, in grado di consentire alla imprese di sopravvivere. E infatti Franchini ammette che “ben altra sarebbe stata la vicenda di Tiscali se la politica industriale della Regione fosse stata coordinata al meglio”.

Il libro non si sottrae ovviamente alla valutazione del Soru politico, dando un giudizio sostanzialmente negativo dell’esperienza del nostro alla guida della Regione: “Il governatorato diventa un ‘totalitarismo democratico’ anche se la formula è contraddittoria… Soru ha dimostrato di essere un uomo ‘impolitico’ nonostante di lui si parlassse come un possibile leader nazionale”. Ariamen.

Al di là della valutazione data su Tiscali e su Soru, il libro è estremamente interessante perché non solo racconta un pezzo di storia recente d’Italia attraverso le sue vicende economiche, ma perché ricostruisce anche la storia dello sviluppo delle nuove tecnologie a Cagliari. A partire dal Crs4, con l’intuizione del fisico premio Nobel Rubbia di sviluppare internet, fino del boom di Video on Line di Nichi Grauso e la nascita di Tiscali. Forse ce lo siamo già dimenticati, ma tra gli anni ’90 e 2000 Cagliari è stata la capitale non italiana ma europea di internet. Quel patrimonio di conoscenze è stato in parte dissipato, per colpa anche della politica che non è riuscita (e ancora non lo fa) ad esaltare le tante professionalità che sulla scorta di quelle grandi esperienze si sono sviluppate.

“Cagliari può vantare una tradizione nelle nuove tecnologie che altrove si sognano. Su questo bisognerebbe puntare per caratterizzare la città e orientare gli investimenti produttivi futuri”, afferma il tenutario del blog.

“In ogni caso”, conclude Franchini, “un fatto è certo: il forte ridimensionamento di Tiscali che per anni è stato un po’ l’emblema del riscatto industriale della Sardegna, dopo gli ‘incidenti’ della petrolchimica di Rovelli, delle fabbriche di alluminio e con esse di tutte le aziende delle ex partecipazioni statali, rappresenta la fine di un sogno. La morte di una bella Utopia”.

Che ne pensate?

Post scriptum/1
Certo, i titoli Tiscali non valgono più niente. Però la società è ancora lì, alle porte di Cagliari, con i suoi mille dipendenti. Bisognerà difenderla con le unghie e con i denti, perché è un bene di cui non possiamo fare a meno.

Post scriptum/2
Non vi sfugga che il libro ieri è stato presentato a Cagliari per iniziativa del gruppo consiliare di Sel alla Regione. Come per dire “Soru, non pensare di ricandidarti, che tanto noi non ti vogliamo! E se provi a ripresentarti alle elezioni, andremo a presentare questo libro in tutte le bidde della Sardegna per far capire a tutti chi sei veramente!”. O ditemi che non è cosi!

 

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