Zedda e Contini, gemelli diversi. Teatro Lirico e Is Arenas, ovvero come i sindaci di Cagliari e Quartu si sono incasinati la vita da soli. Why?

Posted on 19 dicembre 2012

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Ora è ufficiale: il Cagliari giocherà l’attesissima sfida di venerdì notte contro la capolista Juventus non allo stadio Is Arenas ma… al Tardini di Parma. La farsa di un impianto costruito in fretta e furia, probabilmente in una zona tutelata da un vincolo ambientale e che oggi non rispetta le norme di sicurezza dunque prosegue, e promette nuove mirabolanti novità. Come se non bastassero le tre persone finora arrestate a segnalare a tutti la gravità della situazione, c’è chi si ostina a gridare al complotto o a non capire esattamente che questo stadio rischia di rimanere chiuso per sempre. C’è da chiedersi piuttosto perché sia stato costruito e come sia stato possibile che un’amministrazione pubblica abbia ceduto ad una offerta così delirante: trasformare in pochi mesi un campetto di periferia in uno stadio da serie A.

Che l’impresa fosse praticamente impossibile da realizzare era evidente a tutti coloro dotati di un minimo di senso critico e di memoria. Come però il sindaco Contini sia caduto in questa trappola non è certo un mistero. Il centrodestra (da sempre in ottimi rapporti con il presidente del Cagliari, Massimo Cellino) pensava in questo modo di assestare un colpo mortale alla credibilità del neosindaco di Cagliari Massimo Zedda (non sapendo, ma di questo ne parleremo dopo, che Zedda è bravissimo anche a farsi male da solo, senza l’aiuto di nessuno).

Il resto l’ha fatto l’house organ della destra cagliaritana allo sbando, quell’Unione Sarda che ormai non ne inzerta più una, e la cui spaventosa forza di pressione mette comunque in difficoltà le amministrazione locali, di qualunque colore esse siano.

Contini è nei pasticci, e lo sa anche lui. Ora improvvisamente si è reso conto che “come spiegato più volte e come si dovrebbe capire anche dalla stampa, la situazione è decisamente più complessa e va ben oltre le questioni di tifoseria”. Dalla stampa amica si era invece capito tutt’altro, cioè che l’impresa di Is Arenas era gloriosa e che tutti coloro che avanzavano critiche erano da classificare come nemici del popolo. Ma ormai è troppo tardi per far ragionare la gente. Ci pensi l’ufficio stampa del Cagliari Calcio a dare la versione ufficiale dei fatti. Perché ora anche Contini sarà (dopo Floris, Zedda e Piscedda), l’ennesimo sindaco che intralcia Cellino e le sue mirabolanti imprese.

A Cagliari il sindaco Zedda è riuscito ad evitare la polpetta avvelenata dello stadio, ma forse solo perché aveva in mente un piano più grandioso: incasinarsi malamente senza l’aiuto di nessuno, partendo praticamente da zero. Il Teatro Lirico ha fatto al caso suo.

C’erano tutte le condizioni per rilanciare la struttura. Arrivati i soldi dalla Regione, il Teatro non rischiava neanche più il fallimento. A fine giugno scadevano le manifestazioni di interesse, un paio di settimane e si sarebbe potuto avere il nuovo sovrintendente. Una cosa liscia come l’olio. Come invece sia andata lo sapete anche voi: un disastro. E se anche il sindaco adesso dovesse spuntarla (cosa di cui comunque dubito molto) riuscendo finalmente ad insediare il presunto nuovo sovrintendente Marcella Crivellenti, questa vittoria arriverebbe a costo di polemiche dolorosissime e di spaccature profonde. Il disastro ormai è fatto.

Cosa ha spinto due sindaci così diversi tra di loro a commettere due errori quasi speculari? Eccessiva fiducia nelle proprie capacità? Pressioni esterne? Manie di onnipotenza? Il ritenere di poter gestire sempre e comunque qualunque difficoltà? ma non ce l’hanno qualcuno al loro fianco che li ha messi in guardia dai pericoli o ancora oggi gli uffici di gabinetto dei politici e degli amministratori trovano spazio solo gli yes-man?

Sia per il caso Is Arenas che per il Lirico ora le carte sono in mano alla magistratura. Se una classe dirigente non riesce a governare decisioni complesse e importanti senza che da piazza Repubblica siano costretti a metterci il naso, vuol dire che siamo proprio messi male. Ed evidentemente non è una questione di centrodestra o centrosinistra, purtroppo.

 

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