Lo sguardo europeo di Marcias sulla vita dei rom a Cagliari. E il film guardatelo in streaming sul sito di “la Repubblica”!

Posted on 21 dicembre 2012

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Per Natale fatevi un regalo: guardatevi in streaming dal sito del quotidiano “la Repubblica” l’ultimo film di Peter Marcias “Dimmi che destino avrò”. Perché è un film bello, sincero, delicato. E perché è un film che spiega più di mille parole l’ignobile trattamento che il nostro paese riserva ai rom. Perché, se siete sardi, vi racconta una Cagliari inedita. E perché, se vi piace il cinema, è un film dal taglio europeo, molto lontano dal modo italiano (cioè retorico) di raccontare storie di impegno civile.

Tutto ruota intorno ad una vicenda dal plot semplicissimo: una giovane donna rom torna da Parigi per aiutare la famiglia, che vive in un campo nomadi alla periferia di Cagliari, a districarsi in un pasticcio giudiziario: un fratello più giovane è scappato con una ragazza e viene accusato di rapimento. Il commissario che conduce le indagini viene così a contatto con una realtà che non conosceva, ma la sua grande umanità lo aiuterà ad affrontare e risolvere la questione nel migliore dei modi.

Marcias non teme i silenzi dei protagonisti, i loro sguardi parlano come le parole. Tutto è misurato, contenuto. In un gioco di sottrazione, il regista racconta alcuni fatti di cronaca incresciosi, tutti realmente accaduti: il processo ad alcuni giovani rom che il tribunale prova a rimandare a casa loro chissà dove, come se non sapesse che sono italiani e che le loro famiglie vivono da generazioni nei nostri campi nomadi; il vergognoso blitz nelle baracche, disposto dal governo per identificare tutti i residenti, con modalità da leggi razziali; ma anche la vicenda della protagonista, a suo modo è vera: perché Alina (interpretata da Luli Bitri in maniera convincente), è riuscita a studiare grazie ad una borsa di studio che ogni anno una fondazione a Cagliari destina ai giovani rom più meritevoli (e a Cagliari la Fondazione Anna Ruggiu esiste veramente).

Storie vere, abilmente assemblate nella sceneggiatura firmata da Gianni Loy, nelle quali si muove con discrezione e sensibilità anche l’altro protagonista del film, il commissario Esposito ben interpretato da Salvatore Cantalupo.

“Dimmi che destino avrò” è il film della maturità artistica di Marcias, che nel precedente “I bambini della sua vita” aveva affrontato un altro tema importante (quello dei bambini) in modo sensibile ma non sempre cinematograficamente coerente. I bambini tornano anche in questo film, in un momento (sicuramente il più toccante) dove, guardando in camera, raccontano i loro desideri, i loro sogni, le loro aspirazioni.

Come già detto, Marcias poggia sulla vicenda il suo sguardo da regista la cui sensibilità, tutta europea, è esaltata dalla fotografia dello spagnolo Alberto López Palacios e dalle musiche originali (veramente splendide) del francese Eric Neveux. Il film, che si perde nella pur asfittica produzione nostrana, è destinato a girare per festival. E il riconoscimento dato da “la Repubblica” è un segnale importante per questo nostro regista.

“Dimmi che destino avrò” arriva alla fine di un anno in cui a Cagliari la vicenda dei rom è stata a lungo nelle prime pagine dei giornali, sia per lo sgombero del campo sulla 554 che per l’ignobile farsa delle “ville agli zingari pagate dal Comune”. Episodi che sarebbero potuti finire a buon diritto nella sceneggiatura (ovviamente se la lavorazione del film non fosse già finita) e che ci ricordano come i vecchi fantasmi dell’intolleranza razziale sono sempre presenti all’interno della nostra società. Grazie a Peter Marcias per avere capito con la sua grande sensibilità che un tema del genere rappresenta una ferita aperta nel nostro paese. E di cui dunque è giusto parlare.

 

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