“Ma lui non capiva”. Zedda, il Lirico, e una giunta che si voleva straordinaria e che invece è solo normale (grazie Gianluca Floris)

Posted on 24 dicembre 2012

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turrata

Penso che l’analisi di Gianluca Floris “Il Lirico di Cagliari e gli errori ripetuti del sindaco Zedda. Perché?” (la trovate anche alla fine di questa breve riflessione) segni un momento fondamentale nella comprensione del nuovo corso politico cagliaritano. Floris racconta con estrema semplicità quali sono stati gli errori commessi da Zedda nell’affrontare la vicenda del Lirico, e questo da tempo non sospetti, cioè da quando la questione Crivellenti non era ancora scoppiata (anche se io penso che fosse già stata concepita, ma questa è solo una mia idea che un giorno vi spiegherò meglio).

Al Lirico gli errori sono stati tanti, ripetuti ed evidenti. Perché Zedda li ha commessi?

A Cagliari pensavamo che non aver avuto per decenni una giunta di centrosinistra avrebbe consentito alle classi dirigenti di questo schieramento di non commettere tutti gli errori che altrove invece il centrosinistra aveva commesso. Eravamo convinti che si fosse fatto tesoro dei disastri compiuti dalle altre amministrazioni di centrosinistra sparse per l’isola. Pensavamo che qui si sarebbe sviluppato un modo nuovo di governare, più all’avanguardia, più moderno.

Invece no. Improvvisamente ci stiamo rendendo conto che l’essere stati per decenni lontani dalle stanze del potere (quello buono, ovviamente, quello generato dal consenso e non dagli interessi) sta impedendo al centrosinistra cagliaritano di sviluppare un’esperienza politica originale, quella che tutti noi auspicavamo. C’è un deficit di competenze evidente in questa nuova classe dirigente cagliaritana. Le riserve iniziali su alcuni componenti della giunta sono state confermate dai fatti.

I sostenitori del sindaco e la ristretta cerchia di Sel (ormai chiusa nella sede di via Puccini manco fosse Fort Alamo), risponde duramente dicendo che i frutti si vedranno ala fine del mandato e che comunque Zedda non ha la bacchetta magica, che c’erano troppe aspettative e che chi critica questa amministrazione lo fa essenzialmente per motivi personali, perché escluso da una spartizione di potere (che evidentemente ha riguardato altri, eccome se li ha riguardati).

Concordo solo sul fatto che c’erano troppe aspettative, questo sì. Ma è stato questo eccesso di fiducia ad aver fatto vincere Zedda, la cui affermazione è andata ben oltre quella delle liste di centrosinistra, segno che la città non è stata conquistata del tutto e che altri fattori non squisitamente politici hanno inciso nell’esito delle elezioni.

Quelle aspettative ora stanno crollando. Non aggiungo la parola “miseramente” perché sarei ingiusto. Le scelte di fondo di questa giunta restano valide e ancora condivisibili: l’attenzione per i più deboli (aver affrontato, seppur in maniera contraddittoria, la questione dei rom è stato importante, così come l’aver istituito il registro delle unioni di fatto), per i grandi temi del trasporto pubblico (se fra qualche anno avremo una rete più vasta della metropolitana leggera lo si dovrà principalmente a questo sindaco), per la mobilità sostenibile (con le piste ciclabili), per la tutela dei beni culturali (gradinate dell’anfiteatro finalmente in via di smontaggio), l’attenzione per la sobrietà della politica (anche se l’argomento delle auto blu fra un po’ non potrà più essere utilizzato).

A fronte di scelte importanti e coerenti, ci sono poi state poi partite giocate con una furbizia politica tutta antica: la vicenda del Lirico è esemplare perché (l’ho detto e lo ripeto) è la gestione della cultura a dare il segnale della capacità di una amministrazione di essere innovativa. E la gestione della cultura a Cagliari è semplicemente inadeguata. “Ma lei non capiva”, mi verrebbe da dire parafrasando Floris.

L’eredità del passato era pesante, certamente: ma da questa amministrazione ci si aspettava di più proprio sul fronte dell’innovazione politica, della partecipazione alle decisioni anche di quei corpi sociali giocoforza esclusi dalle istituzioni ma vivi e vitali all’interno del tessuto cittadino, e questo per dare più forza a una classe politica consapevole dei propri limiti.

Sotto questo aspetto, quella di Zedda è un’esperienza già vista, oserei dire sorpassata. Da qui nasce la delusione: dal fatto di ritrovarci una giunta normale, spesso mediocre, che ricalca i percorsi già compiuti da tantissime amministrazioni di centrosinistra che hanno governato in Sardegna: a Sassari, Nuoro, Iglesias, Quartu, Olbia…

Per questo forse dovrei smetterla di essere così duro con questa amministrazione che ho sostenuto con grande convincimento. Il fantino sprona il cavallo quando sa che l’animale può correre più veloce, ma se il cavallo è già esausto un colpo di frustino in più è pura crudeltà.

La frase chiave del post di Gianluca è: “Ma lui non capiva”. Appunto.

 

***

Il Lirico e gli errori ripetuti del sindaco Zedda. Perché?

di Gianluca Floris

 

Parlo di errori politici nella gestione della crisi della Fondazione Lirico di Cagliari. Perché tutti questi errori di Zedda? La risposta a questa domanda va prima argomentata nel dettaglio.

Conobbi Zedda quando era solo un candidato alle primarie per sindaco assieme a Antonello Cabras. Avevo avuto da miei carissimi amici del suo partito (SEL) l’offerta a candidarmi nelle loro liste per le comunali, invito che dovetti declinare per coerenza e correttezza perché ero già tesserato del PD. Andai comunque in Consiglio Regionale a parlargli dei problemi del Lirico che, a mio avviso di tecnico, era gestito dal Dott. Di Benedetto in maniera non adeguata alla situazione. Con tutti i soldi pubblici che prendeva il Lirico, gli dissi convintamente, bisognava fare in modo che la Fondazione avesse una guida diversa, capace di aumentare la produzione con budget super controllati ed efficienti. Gli spiegai che il 3 di settembre Di Benedetto finiva il suo periodo di prova e di come fosse possibile allontanarlo entro quella data senza pagare penali. “Ma quanto costa tenerlo aperto?” mi chiese il giovane Zedda. “In che senso? Il lirico prende più di venti milioni….” “No, no, – mi interruppe – Quanto costa tenere aperto il teatro di luce, aria condizionata e riscaldamento?”
Questa sembrava essere la sua unica preoccupazione. Cercavo di spiegargli che i costi di gestione della struttura erano all’interno del bilancio come quelle per il personale e che il problema era la gestione della produzione e che lì erano le diseconomie. Ma lui non capiva. Capii che anche il discorso sul costo marginale per unità lavorativa che diminuiva con l’aumentare della produzione non lo trovava ricettivo per nulla.
Tuttavia non volli fidarmi di quella prima sensazione e addirittura lo votai e lo feci votare.

Gli amici lavoratori del Lirico mi avevano raccontato che la situazione con quel sovrintendente andava peggiorando di giorno in giorno e che la macchina produttiva era pesantemente frenata. Ma ormai Zedda era sindaco e non rispondeva più al telefono. Ne a me né a tutti coloro che fino al giorno prima lo avevano aiutato a raggiungere il risultato.

Zedda mantenne ostinatamente DiBenedetto fino a che non dovette mandarlo via con 203 mila euro perché aveva finito da ben sette mesi il periodo di prova. Io glielo avevo detto di mandarlo via prima, ma lui non mi aveva dato ascolto. Forse perché avevo rifiutato la candidatura, non so. Di fatto su Di Benedetto avevo ragione io, e lui ha avuto torto.

Passarono dei mesi senza sovrintendente durante i quali il sindaco non prendeva nessuna decisione in merito alla guida del Teatro. Ad un tratto Zedda fece l’uscita felice diannunciare un bando europeo per la copertura di quel ruolo. Ne fui felice. I bandi europei sono una cosa seria, si devono presentare delle idee gestionali amministrative e produttive e sulla base di queste si sceglie il miglior progetto.

E invece anche qui fece una pessima figura. Tornò indietro su questa decisione quasi subito, prese invece la decisione di fare una Manifestazione pubblica di interesse per scegliere il sovrintendente. Ci furono delle date tassative e delle regole ferree per chi avesse voluto partecipare. Beh, poco male, pensai. Comunque ci sarà una gran rosa su cui poter scegliere.
E in effetti poi fra tutti quei nomi io ho visto almeno quattro persone che avevano gestito teatri con i conti sempre in attivo e con grandi livelli produttivi.

E invece anche su questa trovata il sindaco Zedda non è riuscito a fare una bella figura. Non ha mai annullato la manifestazione di interesse, semplicemente non ne ha voluto tener conto. Ancora tutti in Italia ridono della famosa frase “intuitu personae” che mascherava la colossale presa in giro ai danni di tanti professionisti che avevano speso tempo e impegno per partecipare a quella inutile messa in scena.

Tanto fu maldestra questa mossa che adesso a chiedere l’apertura delle buste ci sono i sindacati tutti, il PD, i lavoratori e addirittura Cualbu, Serci e Contu, Cappellacci e Sergio Milia, Bruno Murgia e Mariano Delogu. Dall’altra parte a difendere la scelta di non voler operare secondo trasparenza e meritocrazia, solo Zedda e i suoi famigli.

E poi ci fu quell’increscioso tentativo di mettere i lavoratori del Lirico contro i “veri” lavoratori in lotta come quelli dell’Alcoa nell’ormai famoso discorso del Mediterraneo, che ha fatto guadagnare a Zedda parole e gesti di stigmatizzazione da parte di sindacato come la CGIL per bocca di rappresentanti locali e nazionali.

Altro argomento imbarazzante fu la gestione quantomeno leggera del caso Baggiani, il consigliere nominato con mossa improvvida ma regolare dal sindaco uscente Floris prima di lasciare lo scettro a Zedda. Non lo insediò mai nel CDA, il sindaco Presidente della Fondazione Lirico di Cagliari, anche se era stato nominato regolarmente e l’altro giorno lo ha revocato dopo un anno e sette mesi. Anche qua (come è già successo in un identico caso per Gualtiero Cualbu con Soru) Baggiani farà ricorso e lo vincerà, e tutti sanno che non potrà essere diversamente perché le leggi sono leggi. Ma anche questa sarà una brutta figura. C’è da augurarsi che il sindaco sappia bene quello che fa perché, nel caso di vittoria di Baggiani al TAR, verranno annullate tutte (ma proprio tutte) le deliberazioni dei CDA da un anno e sette mesi a questa parte.

Perché tutti questi erroripolitici, tutte queste leggerezze, tutti questi ritardi nella gestione della azienda di diritto privato più importante della regione nel settore della produzione culturale e di spettacolo?

Se il sindaco avesse nominato la signora Crivellenti appena insediato, dopo aver liquidato Di Benedetto entro il periodo di prova, tutto questo non sarebbe successo. Forse gli amici del Lirico avrebbero storto la bocca lo stesso, ma intanto avrebbe dimostrato di essere all’altezza della situazione.

Ho ben capito che essendo Massimo Zedda completamente a digiuno di quello che rappresentano le fondazioni Lirico Sinfoniche e del ruolo che la Repubblica Italiana assegna loro, il suo obiettivo era quello di trovare una persona completamente estranea a quel mondo fatto, nella sua visione, solo delle pellicce a Sant’ambrogio alla Scala di Milano e di cantanti grassi, miliardari e evasori fiscali. Ma allora perché non prendere il toro per le corna e nominarla subito la Crivellenti?

E invece niente. Un anno e sette mesi di stillicidio.

E allora, torniamo alla domanda del titolo del post: perché tutti questi errori di Zedda?

A mio avviso la risposta non può essere che una e la dobbiamo cercare nella sfera delle attitudini personali. Purtroppo, come dice un mio amico anziano e saggio, le elezioni per il sindaco non garantiscano che l’eletto sia anche all’altezza di tutte le sfide di un così difficile compito. Quando poi ci si trova davanti a una persona, come Zedda, che è convinto di non dover ascoltare nessuno, se non quelli che lo lodano e che gli vogliono tanto bene, ecco che le frittate si fanno eccome.

Mi auguro che adesso tutti questi problemi ce li possiamo mettere finalmente alle spalle e che il teatro della mia città possa tornare a essere parte dell’eccellenza internazionale con una guida sicura e competente e con una produzione all’altezza di quello che è il compito di una fondazione Lirico Sinfonica.

Me lo auguro anche perché il sindaco ci ha “messo la faccia”, come ha più volte detto, e non si tratta di frasi che si possano dire impunemente.

Volevo togliermi questo sassolino prima di Natale e lo volevo fare per due motivi: prima di tutto perché tenendosi dentro le cose il nostro fisico ne risente e poi perché me lo posso permettere. Io di mestiere faccio quello che va sul palcoscenico e si espone con il suo fisico, con la sua voce e con la sua faccia. E io paura non ne ho.
Gianluca Floris

 

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