Monti attacca, Bersani e Vendola in un vicolo cieco. In Sardegna parlamentarie da apparato, e l’unica speranza resta Ingroia…

Posted on 30 dicembre 2012

28


Ingroia

No, forse Bersani e Vendola non si aspettavano una situazione del genere. Magari pensavano veramente che Monti si sarebbe fatto da parte, in attesa di essere ricompensato fra qualche mese con la presidenza della Repubblica (una carica promessa ma che poi magari, alla luce dei risultati elettorali, sarebbe finita a Prodi). Pensavano che il Professore si sarebbe fatto da parte e che dopo le elezioni sarebbe stato semplice fare un’alleanza con il centro di Casini incapace di andare oltre il 10 per cento. Tutto liscio come l’olio.

E invece no. Monti va per la sua strada, raccatta pezzi improbabili di un ancor più improbabile centro (roba che in Sardegna ci ritroveremo in lista personaggi del calibro di Pisanu e, si dice, Emilio Floris: dei veri campioni del pensiero liberale), punta al venti per cento e incassa addirittura l’appoggio del Vaticano, che evidentemente non si è accontentato di vedere innalzati nel pantheon della sinistra papa Giovanni e il cardinal Martini. I preti mica li fotti così, con una furbata del genere al massimo ti rendi ridicolo davanti ai tuoi militanti (cosa che infatti è avvenuta).

Il Pd prende botte da tutti, e quelle che fanno più male arrivano da Monti. Un minimo di senso del pudore che è rimasto a Bersani gli impedisce per il momento di ripudiare l’esperienza politica portata avanti nell’ultimo anno. Monti invece non fa sconti a nessuno, e guadagna consensi. La campagna è lunga, ma le alchimie elettorali potrebbero realmente costringere alla fine il Pd ad accettare dopo il voto un’alleanza con Monti. E in questo caso Sel cosa farebbe?

Vendola nelle ultime settimane è letteralmente scomparso, segno che il suo partito (esaurita la spinta propulsiva iniziale, e incapace di andare oltre un misero 15 per cento alle primarie per la leadership) è destinato a diventare una formazione satellite del Pd. In caso di alleanza con il centro di Monti, i compagni di Sel cosa faranno?

La domanda dunque è semplice: attaccato da tutti e impossibilitato ad attaccare il suo vero nemico (cioè Monti), riuscirà il Pd ad ottenere una vittoria elettorale piena, in grado di consentirgli di governare senza dover fare una alleanza con il nuovo centro?

Mentre ci pensate, consolatevi con le “parlamentarie”. Certo, ci voleva questa innovativa esperienza per consentire ai cagliaritani di poter scegliere il loro candidato tra Paolo Fadda, Amalia Schirru, Graziano Milia, Chicco Porcu e Thomas Castangia (di cui almeno adesso, dopo anni di onorata carriera, abbiamo visto finalmente la faccia). Brave persone, per carità: ma il momento storico richiedeva un tasso di rinnovamento della classe politica più profondo. Il Pd in Sardegna rischia di far rieleggere quello che è stato il suo peggior deputato, Siro Marroccu (lo dico io, ovviamente), e farà a meno del suo deputato più brillante, cioè Giulio Calvisi.

E anche Sel ha deluso: l’istinto di autoconservazione degli apparati ha prevalso. Segno che dietro la vecchia classe dirigente passata per Rifondazione e confluita nella nuova formazione c’è veramente poco e nulla e il partito non ha voluto rappresentare gli istinti vitali della sinistra e dei movimenti isolani.

L’unica speranza di una opposizione intelligente al neoliberismo di Monti resta dunque lo schieramento di Ingroia. Tanto più in Sardegna, dove anche il Movimento Cinque Stelle sembra debolissimo e gli indipendentisti sono giunti impreparati a questo appuntamento elettorale. La Rivoluzione Civile è un progetto possibile. Sempre che non rispuntino fuori i soliti nomi. E allora veramente in quel caso l’astensione non sarebbe un delitto.

 

Annunci