Tuvixeddu: aspettando il parco, brande e materassi ancora dentro le tombe, il Villino Mulas ridotto ad un rudere. Ecco le foto

Posted on 6 gennaio 2013

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Una domenica a Tuvixeddu. I ragazzi dell’Urban Center stanno preparando un documentario (qui potete vedere una prima versione provvisoria della durata di 15 minuti) e vogliono sentire anche me: perché alla loro età fa mandavo comunicati ai giornali e organizzavo nell’area archeologica visite guidate “proibite”. Questa gita invece ha tutti i permessi necessari, per cui facciamo un giro per il colle. La giornata è stupenda, anche a gennaio Cagliari è capace di dare il meglio di sé.

Tutto sembra immobile a Tuvixeddu, in realtà tante cose sono successe. I luoghi, intanto, non sono più quelli. Nel bene o nel male, l’area è cambiata: direi che è irriconoscibile per chi la scoprì come me intorno agli anni ’80. I lavori per il parco hanno profondamente mutato la zona, e non so se abbia senso chiedersi se la situazione sia migliorata o peggiorata. Ormai è così.

parco

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E le orrende “fioriere”? Anche sul destino pare ci siano poche speranze. La giunta Zedda aveva promesso che le avrebbe rimosse, ma ora gli esperti dicono che a toglierle si rischerebbe di fare più danno che altro. Ce le terremo?

Fioriere

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Di sicuro i lavori che dovevano rendere più accessibile la zona archeologica in realtà la precludono: il Comune sta continuando a recintare con degli orrendi gabbioni metallici le zone ritenute più sensibili. Quelli appena collocati sono leggermente più bassi di quelli che erano stati utilizzati in precedenza. Non ho voglia di chiedermi se non fosse stato il caso di immaginare l’adozione di materiali diversi (il legno, ad esempio). Quando si tratta di Tuvixeddu, è il caso di limitare le domande al minimo indispensabile.

gabbia

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Poi, le tombe. Quelle scavate più di recente (immediatamente alla destra di chi entra nel parco da via Falzarego) costituiscono forse la vera attrazione archeologica. Nella parte alta del colle, dei tavoloni di legno disegnano un percorso: ma ormai il tempo li ha deteriorati, e sembrano disposti così, a casaccio.

Tavoloni 1

Tavoloni 2

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Scendiamo nell’area più conosciuta. Abbandoniamo le passerelle e osserviamo le tombe da vicino. Ora Tuvixeddu la riconosco, ora rivedo quei luoghi a me cari, rivivo quelle emozioni di tanti anni fa. La vegetazione è rigogliosa e convive mirabilmente con la pietra mangiata dai secoli. Tuvixeddu andrebbe visitata così, da vicino, tomba per tomba. Perché solo così si capisce veramente quanto sia sacro questo luogo. Un luogo straordinario, ancora oggi. Nonostante tutto.

Bella 1

bella 2

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“Da un anno veniamo qui quasi ogni settimana e abbiamo notato come alcuni fregi si stiano deteriorando”, mi avvertono le mie guide. Mi sporgo, e noto a malapena una testa di toro: “Prima era ben visibile”. Mi avvicino ad un’altra tomba, e quasi non mi capacito: in fondo si intravvede un materasso. Nella tomba affianco invece c’è ancora una branda. Come tanti anni fa, quando la necropoli era il rifugio di tutti i disperati della città. Ma perché ci sono ancora delle tombe in queste condizioni? Perché? Com’è possibile? Qualcuno mi sa rispondere?

Brandina

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Risaliamo verso il Villino Mulas. Da lontano conserva una sua austera eleganza, ma la realtà è un’altra. Lo stabile, fuori dall’area in cui il Comune sta conducendo i lavori per il parco, è ormai ridotto a rudere. Un incendio ha provocato dei crolli e all’interno la desolazione è impressionante.

Mulas 1

Mulas 2

Mulas 4

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Sparsi per tutto lo stabile ci sono centinaia di documenti relativi all’attività della cementeria, un archivio importantissimo per ricostruire la storia di questo luogo lasciato alla mercé del tempo. Uno scandalo.

Mulas 3

Mulas 5

Mulas 6

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La visita è finita, e faccio i conti con il passato e con quello che sarà. Qui a Tuvixeddu non si costruirà mai, è evidente. Ma una soluzione va trovata. Quale? Non voglio tornare su questioni tecniche, vi prego risparmiamoci le disquisizioni in punta di diritto e oggi facciamo altri ragionamenti.

Secondo me il primo passo necessario è che i privati riconoscano di avere perso; riconoscano cioè che, al di là delle sentenze, degli accordi e dei diritti eventualmente acquisiti, il progetto da loro proposto è stato rigettato dalla città e non ha più senso. Perché quelle logiche che cercarono di imporlo sono superate, perché nuove normative e nuove sensibilità oggi lo rendono assolutamente improponibile. Perché quasi venticinque anni sono passati dal primo progetto, e se non si è costruito nulla è segno che le motivazioni proposte da una ostinata quanto infima minoranza (di cui mi onoro di aver fatto parte, quando la controparte era nientemeno che la Fiat con la sua controllata Impregilo) alla fine sono diventate un patrimonio condiviso.

Solo dopo questa ammissione si potrà iniziare a dipanare l’intricatissima matassa. Chi voleva costruire a Tuvixeddu ha perso, perché a Tuvixeddu non si costruirà mai. Altri invece hanno costruito, distruggendo il meraviglioso panorama che confortava il lutto dei cagliaritani di oltre duemila anni fa. Ma questa è un’altra storia.

zunck

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