La politica sarda disintegrata! Al Pd manca solo Bobo Craxi e Mauro Pili si fa un partito tutto suo! Mario Sechi intanto…

Posted on 13 gennaio 2013

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La politica sarda è a pezzi, in frantumi, disintegrata: e pensare che le liste per le prossime elezioni non sono state neanche presentate. Tale e tanta è la debolezza dei nostri partiti che è difficile perfino riuscire ad immaginare da dove potranno ripartire una volta che, varato l’inevitabile governo BersaniMonti, dovranno immediatamente affrontare la prossima campagna per le regionali, che ormai in tanti ipotizzano addirittura a giugno.

Tutti gli schemi stanno saltando, tutto il sistema sembra impazzito e nulla si profila all’orizzonte in grado di costituire un nuovo ordine, un nuovo progetto.

Partiamo dal centrosinistra.

La crisi del Pd sardo è arrivata ad un punto cruciale. Come scrive bene Giovanni Maria Bellu, il partito è ad un bivio: o recupera il rapporto con la dirigenza nazionale o finalmente si rende autonomo. Il dramma è che forse non avrà la forza per fare né l’una né l’altra cosa, quindi percorrerà probabilmente un’altra strada ancora: quella che porta verso il baratro. E ovviamente la possibile imposizione nella lista per la Camera della candidatura di Bobo Craxi darebbe quell’ultima spintina necessaria per completare l’operazione.

In queste ore il segretario regionale Silvio Lai sta tentando l’impossibile, ma non si capisce per quale motivo Bersani dovrebbe trattare la Sardegna diversamente da altre regioni: troppo tardi rivendicare le ragioni dell’autonomia del partito quando per anni nessuno le ha neanche mai ipotizzate (Graziano Milia escluso). Il Pd sardo rischia di esplodere in mille pezzi, o meglio, rischia di non avere più nessun collante in grado di tenere assieme sensibilità diverse.

Dei “grandi capi” nessuno sembra in grado di salvare il salvabile. Paolo Fadda è stato umiliato e se non succederà nulla che gli ridia una speranza di ritornare in parlamento scatenerà la sua ira funesta. Antonello Cabras si straccia le vesti ma è lui il vero vincitore di queste primarie: il presidente in pectore della Fondazione Banco di Sardegna ha già un paio di suoi uomini in parlamento e può perfino permettersi di contestare Bersani: diabolico. Per lui la sconfitta alle primarie di Cagliari è stata una benedizione, ora starebbe lì a occuparsi dei baretti del Poetto, invece presto avrà un ruolo cruciale nella gestione del credito.

Renato Soru sembra non aver capito nulla delle lezioni del passato. La sua volontà di ritornare alla guida della Regione è manifesta, ma con il voto a favore dell’operazione voluta da Bersani in Sardegna si è alienato quelle poche simpatie che gli restavano nel partito. In più non si capisce con quali forze vorrebbe tornare in viale Trento: qualcuno gli spieghi che il Pd dovrà allearsi con qualcuno. In ogni caso, se non vuole spaccare il partito, per candidarsi dovrà avere (esattamente come nel 2004) il sostegno da Antonello Cabras, ora il politico più potente del Pd.

E poi chi c’è? Francesco Sanna poteva essere l’astro nascente, ma l’imbarazzante stratagemma immaginato per ripescarlo dalla sconfitta delle primarie lo retrocede da possibile leader a semplice “uomo di Letta”, buono soprattutto per non far mancare al Pd quel sostegno necessario per far ingoiare al paese l’alleanza con Monti.

Tore Cherchi sta buono e zitto che per lui c’è un posto da sottosegretario che lo aspetta. E poi chi c’è? Chi c’è? Chi c’è nel Pd sardo in grado di rimettere assieme i cocci di una alleanza, di immaginare un progetto? Mai come in questi giorni nel Pd si sente la mancanza di un leader come Emanuele Sanna.

La stessa alleanza con la quale il partito dovrebbe presentarsi alle prossime regionali è un mistero. Con chi si presenterà? Con i Rossomori di Gesuino Muledda umiliati dal mancato apparentamento al Senato? Oppure riproporrà lo schema nazionale per governare con l’Udc, i Riformatori e Fli, tornati vergini tutti insieme appassionatamente grazie all’operazione Monti? Sarebbe incredibile.

Perché nel centrodestra la confusione è ancora più imbarazzante.

Il passaggio senza colpo ferire del vicepresidente della Regione Giorgio La Spisa dal Pdl allo schieramento montiano farà crollare miseramente la giunta Cappellacci: perché è impensabile che l’Udc di Giorgio Oppi se lo carichi in quota. È possibile poi che qualche altro assessore finisca a Roma. Questo paradossalmente potrebbe anche favorire la sopravvivenza di Cappellacci, ma ormai la situazione sembra veramente di assoluta ingestibilità.

Un ulteriore segnale di questo impazzimento è dato dalla presentazione da parte di Mauro Pili del simbolo del suo movimento “Unidos”. Avete capito? Mauro Pili si è fatto il suo partito! Ma sarà una lista di sostegno o di disturbo al Pdl? E chi lo sa! Nel partito dilaniato dalla guerra tra le sue varie anime ora è anche difficile trovare una logica in grado di spiegare il “tutti contro tutti” a cui stiamo assistendo. Che fine faranno Cicu, la Lombardo? E i tanti leader locali? E il Pdl avrà veramente il coraggio di candidare Silvestro Ladu, proprio mentre in tribunale è in corso un processo che lo vede accusato di avere gestito malamente i fondi del gruppo consiliare?

Il terzo polo montiano in Sardegna è evidentemente solo una finzione: non c’è nessuna leadership nuova all’orizzonte ma solo la riproposizione delle solite facce: Oppi, Artizzu, Fantola. Saranno loro, ancora una volta, i protagonisti delle prossime elezioni regionali.

Andiamo avanti. I sardisti faranno una lista al Senato, capeggiata (c’è da scommettere) dal solito Giacomo Sanna e imbarcando perfino candidati del Quinto Moro dell’improbabile ex assessore Andrea Prato. Il mio amico Maninchedda si è arrabbiato perché il Pd ha rifiutato l’apparentamento proprio con i Quattro Mori: ma come poteva essere altrimenti?

Il resto dell’area indipendentista è, elettoralmente parlando, inconsistente. Anch’io penso che, come ha scritto Roberto Bolognesi, dietro la decisione di molte formazioni di non presentarsi a queste elezioni c’è solo la consapevolezza della propria marginalità. E il discorso fra qualche mese non cambierà di molto.

Di cos’altro vogliamo parlare? Della sinistra? Il movimento di Ingroia potrà forse salvare qualche transfuga dell’Italia dei Valori, ripescare quel che resta di Rifondazione, ma niente di più.

E Sel? Cosa resterà del partito dopo che sarà costretto a sostenere il governo BersaniMonti? E con la partenza per Roma dei suoi due leader (Luciano Uras e Michele Piras) chi resterà a Cagliari a governare il partito? O pensate veramente che Massimo Zedda sia pronto per il grande salto alla presidenza della Regione?

Chi presenterà il centrosinistra quale candidato alla presidenza della Regione? Vedete in giro politici in grado di incarnare un progetto credibile? Forse Giulio Calvisi a questo punto potrebbe tentare nell’impresa. Ma in questa situazione sarebbe difficile per tutti immaginare uno straccio di progetto.

E il centrodestra? Peggio che andar di notte. Anche se un nome di fa già: quello di Mario Sechi. L’ex direttore dell’Unione Sarda è sì candidato al Senato con Monti, ma secondo alcuni per lui si tratterebbe giusto di fare un giro di riscaldamento a Palazzo Madama per poi piombare su viale Trento. E pare che al suo ex editore Sergio Zuncheddu questa operazione garbi assai.

 

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