Sardegna Tirocini, il Vietnam dei giovani isolani. Invisibili, anche se sono il triplo dei mitici operai del Sulcis…

Posted on 15 gennaio 2013

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Vietnam

Non si parla dell’Imu in Sardegna, e neanche del Sulcis. A Roma non lo sanno di ciò di cui si parla in Sardegna, e allora ve lo dico io che cosa ci preoccupa veramente. In Sardegna in questi giorni c’è stato un solo argomento che ha tenuto banco tra le famiglie: la possibilità data ai giovani di poter lavorare per sei mesi a 400 euro al mese grazie ai tirocini formativi pagati dalla Regione.

Chi di noi non ha ricevuto una telefonata per avere qualche indicazione? Chi di noi non ha partecipato all’ansia di tanti amici, parenti e conoscenti che guardavano a questo strumento come all’unica possibilità non solo per guadagnare due lire (perché di due lire si tratta) ma soprattutto di dare un senso al proprio percorso scolastico e di istruzione universitaria?

Oggi era il giorno, e stamattina erano tutti pronti davanti al computer. Ed è chiaro che se in diecimila concorrono contemporaneamente per soli 1400 il sistema va subito in crash, altro che hacker. Gli hacker (intesi come coloro che sabotano un sistema), sono stati gli assessori al lavoro che in questi anni si sono susseguiti alla Regione senza riuscire a creare uno straccio di alternativa a questa elemosina di Stato.

Non c’è stata nessuna proposta perché il lavoro giovanile in Sardegna non è stato mai una priorità vera della politica. Le priorità sono state altre, tutte legate (legittimamente, per carità) al mantenimento in vita di imprese decotte, alla collocazione in cassa integrazione di legioni e legioni di operai, quasi sempre portatori organizzati di pacchetti di voti e di plateali interessi sindacali.

Fiumi di parole spesi da destra, da sinistra e dai sindacati per gli operai dell’Alcoa, dell’Eurallumina, della Vinyls, della Carbosulcis, in tutto a occhio e croce 2500 persone contando anche l’indotto. I ragazzi esclusi da Sardegna Tirocini sono quasi 7600, il triplo della classe operaia che finisce sui giornali e in tv. Però questi giovani non contano. Perché non esistono, sono esistenze singole, sono invisibili. Nessuno si è mai occupato di loro.

In questa situazione la sconfitta non è rappresentata da un sistema telematico che va in tilt (ma qualcuno pagherà per questa figuraccia?), ma dall’aver portato ben diecimila giovani a scannarsi (virtualmente) per 1400 posti da 400 euro al mese. Di questa vergogna la nostra classe dirigente non ha alcuna consapevolezza. Perché in Sardegna i giovani non esistono. Quando si inizierà a parlare di più di loro? Di parlare dei figli che non trovano lavoro e non solo e soltanto dei padri che lo stanno perdendo?

In pieno raptus elettorale, il presidente Cappellacci e l’assessore Liori ora annunciano che la procedura di stamattina è stata annullata e che la dotazione finanziaria sarà aumentata per venire incontro ad un maggior numero di richieste. Senza ritegno.

Post scriptum
La vicenda dei 1400 fortunati che sono riusciti ad accedere al sistema di Sardegna Tirocini mi ha ricordato quella dei civili vietnamiti evacuati in elicottero dall’ambasciata americana di Saigon. Pochi riuscirono a salvarsi, tutti gli altri chissà che fine hanno fatto.

 

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Posted in: Lavoro, Sardegna