Teatro Lirico, tanto piovve che tuonò. Zedda indagato è una sconfitta politica per un sindaco che sembra aver smarrito la strada

Posted on 18 gennaio 2013

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Tanto piovve che tuonò. Evidentemente serviva un bel temporale perché qualcuno si accorgesse della fitta pioggia che da tempo cade sul Teatro Lirico di Cagliari. In tanti invece in questi mesi hanno preferito far finta di niente, dire che c’era il sole quando già nubi nerissime si addensavano sopra via Sant’Alenixedda. In troppi hanno volutamente ignorato i campanelli di allarme e anzi hanno preferito scagliarsi contro chi (pubblicamente o no) quei campanelli li scuoteva con sempre maggior insistenza: visti i giornali di oggi, evidentemente non erano dei visionari.

Chi, davanti agli avvertimenti di chi metteva in guardia da una situazione che settimana dopo settimana si faceva sempre più critica, rassicurava tutti dicendo “il sindaco ci mette la faccia”, “il sindaco si prende le sue responsabilità”, “prima di parlare bisogna aspettare la fine del mandato” ora è servito. Pessimi consiglieri per un pessimo finale.

La verità è che a “metterci la faccia” non è stato Zedda ma tutti quelli che lo hanno votato, e che ora sono preoccupati dalla piega che sta prendendo la vicenda della nomina di Marcella Crivellenti alla guida del Teatro Lirico. Perché nessuno vuole dare armi al centrodestra, nessuno: perché l’avvento di un sindaco di centrosinistra a Cagliari dopo decenni di giunte inguardabili è un successo di tutti, non certo solo degli “Zedda boys”.

E sconcerta in queste ore vedere come anche a sinistra, davanti a questo inciampo giudiziario di un loro campione, in tanti sfoderino tutto l’armamentario dialettico tanto caro al berslusconismo: dai tentativi di disinformazione più smaccata (di chi dice che l’iscrizione al registro degli indagati era un “atto dovuto”: niente di più falso, visto che la procura poteva anche archiviare l’esposto dei lavoratori), allo strumentale richiamo che “si è colpevoli solo dopo una condanna in terzo grado”.

Poi c’è chi dice che il sindaco ha fatto una cosa giusta nel modo sbagliato: come se nella gestione della cosa pubblica forma e sostanza non coincidessero. Dilettanti allo sbaraglio. Speriamo almeno che ci risparmino il complotto in piena campagna elettorale.

La verità è che l’iscrizione ne registro degli indagati del sindaco Zedda per falso e abuso d’ufficio è semplicemente una sconfitta politica molto dura: perché questo pasticcio poteva e doveva essere evitato. C’erano tutti i margini perché, alle prime avvisaglie, il sindaco tornasse sui suoi passi e cercasse un’altra strada che portasse alla nomina del nuovo soprintendente del Teatro Lirico di Cagliari.

Quella strada Zedda invece l’ha smarrita. Perché?

Perché questo sindaco, che doveva dar voce a tutti, che doveva coinvolgere la città ben oltre i confini tracciati dalle rappresentanze politiche presenti in consiglio comunale, ad un certo punto ha iniziato ad andare per la sua strada (e soprattutto contromano) senza sentire più nessuno, compresi i partiti che lo sostengono?

Perché ad un certo punto, davanti alle proteste dei sindacati del Lirico (ma anche dei residenti di Villanova per la Ztl, per gli ambientalisti per il parcheggio di Santa Croce, degli operatori culturali per la politica degli spazi, e l’elenco potrebbe continuare) è passata l’idea che “più gente si scontenta, meglio si sta governando”? Anzi, “più si scontentano quei gruppi organizzati che hanno convintamente sostenuto il sindaco, maggiore è la qualità dell’operato dell’amministrazione”? Perché?

Com’è possibile che sia passato questo modo distorto di intendere la politica e la responsabilità davanti ad un corpo elettorale che non attendeva altro che essere coinvolto nelle scelte?

Il punto è tutto qui: chi ha vinto le elezioni? Massimo Zedda o i cagliaritani che hanno scelto Massimo Zedda? È il sindaco che deve avere il gradimento dei cagliaritani o i cagliaritani che devono piacere a lui, pensarla come lui, rilanciare le sue verità e le sue parole d’ordine, altrimenti si viene subito indicati come nemici da combattere? E quando dico “lui” mi riferisco evidentemente ad una cerchia, quella più ristretta, che difende il sindaco in tutto e per tutto, rendendogli in questo modo un pessimo servizio.

Più ascolto, più umiltà, più rappresentatività. Con i gruppetti non si va da nessuna parte. Il sindaco esca con coraggio dall’isolamento in cui si è ficcato, parli con tutti, ascolti tutti, abbia il coraggio di fare politica in maniera diversa da come l’ha fatta finora: perché le sacche di malcontento in città sono sempre più evidenti, far finta di non vederle non ha senso.

Il primo modo che gli elettori di Zedda hanno per aiutare questa amministrazione è quello di segnalare ciò che non va, quello che non funziona: perché in un anno e mezzo troppi servi sciocchi e schiere di improbabili commentatori da bar elevati al rango di fini analisti politici hanno già fatto troppi danni. Zedda li ascolti, li ascolti veramente.

La disavventura giudiziaria legata al Teatro Lirico è l’effetto, non la causa della crisi evidente che sta colpendo l’amministrazione cagliaritana. Una crisi che c’è e ci sarebbe stata anche senza questa accusa di falso e abuso d’ufficio. Tanto piovve che tuonò, appunto.

C’è ancora tempo per rimettersi in carreggiata, per cambiare strada. Niente è perduto, nulla è compromesso, tanto si può fare ancora per dare a Cagliari una amministrazione veramente innovativa, capace di ascoltare la gente e non di scontentarla sistematicamente. Ma ora sta al sindaco dare una sterzata secca. Decida lui se uscire dal fortino e confrontarsi con tutti o se proseguire in una crescente solitudine questa sua esperienza da sindaco.

L’iscrizione nel registro degli indagati è soltanto l’ennesimo campanello d’allarme e nulla più: far finta di non sentirlo sarebbe l’errore più grande.

 

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