Requisire le terze case sfitte per darle ai senzatetto, e perché no? Contro la crisi servono politiche coraggiose e innovative

Posted on 22 gennaio 2013

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requisizioni

La proposta è semplice e l’ha avanzata a Cagliari il consigliere comunale della Federazione delle Sinistre, Enrico Lobina. Cosa fare per quelle migliaia di famiglie che, pur avendone pieno diritto, attendono inutilmente da anni l’assegnazione di un alloggio popolare? Semplice: il comune requisisce le terze case sfitte da almeno un anno e le assegna temporaneamente e in via del tutto eccezionale per diciotto mesi alle famiglie che ne hanno veramente necessità. Per un anno e mezzo il comune paga al legittimo proprietario un affitto, e al termine del periodo l’appartamento torna ovviamente nella disponibilità del privato. Si chiama “requisizione temporanea”.

Stiamo parlando della terza casa sfitta: cioè, del signor Pistis che ha la prima casa di proprietà in cui vive, ne ha una seconda sfitta, e ne ha una terza anch’essa vuota da almeno un anno. Ecco, solo in questo caso la terza casa sfitta verrebbe presa in affitto dal comune e girata ad una famiglia in stato di necessità per un periodo stabilito.

Nessun attacco bolscevico alla proprietà privata ma anzi uno strumento che (ricorda Lobina) nel secondo dopoguerra fu utilizzato dal sindaco di Firenze Giorgio La Pira per dare una risposta immediata a dei bisogni dei cittadini.

Certo, bisognerebbe capire quante terze case sfitte esistono a Cagliari per comprendere che tipo di ricaduta avrebbe questo provvedimento. D’altra parte, lo stesso Lobina riconosce che la requisizione temporanea non può essere l’unico strumento per affrontare la crisi abitativa in città.

Però a me la proposta sembra culturalmente interessante perché ci obbliga a fare i conti in maniera seria con questa crisi che stiamo vivendo, una crisi che non può essere affrontata con misure standard ma con azioni innovative. L’economia è in recessione (è di oggi la notizia che il livello dei redditi è tornato quello del 1986), tutti parlano di crisi senza precedenti ma gli strumenti per affrontarla sono sempre gli stessi e tutti drammaticamente inefficaci.

In ogni ambito, le amministrazioni locali devono avere più coraggio, perché il rischio è che poi i problemi restino sempre lì, totalmente irrisolti. Il senso più profondo che io vedo nella proposta di Lobina è questo: diamoci da fare, troviamo una soluzione ai problemi e non nascondiamoci dietro le formule di rito. Facciamo qualcosa. Anche a Cagliari.

Per cui, ci sono migliaia di persone che in città hanno bisogno di una casa subito e non possono certo aspettare la costruzione di nuovi alloggi popolari (che peraltro nemmeno sono stati progettati). Che si fa? Si cercano soluzioni alternative oppure si allargano le braccia e si lascia tutto com’è?

 

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Posted in: Cagliari, Sardegna